Territorio

Le eccellenze

Natura, cibo, tradizioni e la sua stessa identità marinara, raccontano innumerevoli storie, nelle quali si ritrovano tracce di tutte le civiltà del Mediterraneo, che oggi contribuiscono al successo del brand “Costiera”.

 

 

Gastronomia e prodotti tipici

Prodotti del mare e della terra, ingredienti nuovi o antichissimi, preparazioni sapienti che mutano ma che ancora serbano conoscenze e pratiche secolari della Costa. Una produzione un po’ contadina e un po’ marinara, frammenti di storia che parla di popoli romani e ricette medievali, di casi fortuiti e geniale inventiva, di feste patronali e ricorrenze religiose, di commerci e contatti con culture lontane, arabe, mediterranee, orientali.

I vini Doc Costa d’Amalfi, i limoni Igp, i formaggi freschi e i latticini dell’entroterra costiero del Parco Naturale dei Monti Lattari che profumano di erbe e di sole e le castagne non si spiegherebbero senza i vitigni autoctoni impiantati dai Romani, senza i sapienti pergolati che proteggono i filari d’uva e i giardini d’agrumi, senza i tempi, i procedimenti e l’esperienza di pratiche colturali centenarie dei luoghi. Mentre in mare, ai piedi delle colline amalfitane, le lampare dei pescatori pescano di notte come sempre il rilucente pesce azzurro.

Simbolo della costa e perno centrale dell’arte pasticcera, come le scorzette candite, i sospiri e le delizie al limone o il morbidissimo sorbetto e le creme che guarniscono sfogliatelle, paste e torte, è il celebre “sfusato amalfitano” dalla forma allungata e affusolata; il limone Costa d’Amalfi che ha ricevuto nel 2001 l’Indicazione Geografica Protetta per il suo profumo e la presenza doppia di vitamina C rispetto all’arancia. Motivo per cui storicamente fu utilizzato come coadiuvante nella lotta contro lo scorbuto.

Il disciplinare di produzione prevede la coltivazione sui tipici terrazzamenti con l’utilizzo di pali in castagno, dove durante il periodo invernale viene effettuata la copertura delle chiome, un piccolo gesto che garantirà la raccolta nei mesi miti compresi tra marzo e fine luglio, assicurandone la migliore produzione.

Lo sfusato amalfitano deve la sua fama alla preparazione del limoncello, caratteristico liquore dopo pasto dal colore giallo, ottenuto dalla macerazione delle scorze di limone in alcool, acqua e zucchero.

Altro liquore tra i più antichi della Costiera Amalfitana è il Concerto che nasce tra le colline della Divina. Un distillato scuro e molto denso di ben 15 erbe aromatiche e spezie come liquirizia, finocchietto, chiodi di garofano, noce moscata, stella alpina e mentuccia, con l’aggiunta di orzo e caffè, la prima volta realizzato dalle religiose di Tramonti nel Regio Conservatorio dei Santi Giuseppe e Teresa.

Inventata in un convento poco distante è la sfogliatella Santa Rosa dalla classica forma a conchiglia che richiama il cappuccio della suora. Fragrante in bocca e con un ripieno di crema pasticciera e amarene candite, racchiude al suo interno i segreti di una storia lontana nel 1600, di una cuoca monaca del Monastero di Santa Rosa da Lima a Conca dei Marini. Nel corso dei secoli la ricetta delle Santarosa ha oltrepassato i confini costieri ed è arrivata a Napoli, dove si è arricchita di nuova forme: dalla sfogliatella riccia, simile a quella amalfitana ma di forma più schiacciata e ripiena di ricotta, a quella frolla, rotonda e più friabile.

 

Fonte: “Limoneti, vigneti e boschi nel territorio del Comune di Amalfi”
Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici – Dossier di candidatura

 

 

Artigianato locale

Ad Amalfi la più antica attività è quella del «fabbricar carta». Una di quelle tradizioni tramandate di generazioni e che hanno resistito all’insidia del tempo.

La produzione della storica bambagina realizzata con poltiglia derivante da stracci e tessuti, fu appresa dagli arabi intorno al XII secolo. E ancora oggi nel cuore della Valle dei Mulini prosegue la produzione della Carta a Mano di Amalfi, elegante e di colore ambrato, sulla quale hanno vergato nel corso degli anni artisti e letterati.

Accanto al più antico dei mestieri legato alla fabbricazione della carta c’è quello della ceramica artistica che Amalfi è riuscita a conservare grazie alla passione di alcuni giovani artigiani che producono pochi pezzi ma di notevole valore.

Il fenomeno del XIX secolo è stato quello del Limoncello realizzato con il limone sfusato coltivato lungo i terrazzamenti della Costiera. Tanti sono i laboratori artigianali che trasformano l’oro giallo producendo un infuso tra i più ricercati al mondo.

Anche nella moda Amalfi ha il suo artigianato locale. È quello dei sandali fatti a mano e impreziositi talvolta con coralli o cristalli. Una produzione che attira l’interesse di un turismo esigente e raffinato.

 

Il Paesaggio

Il paesaggio di Amalfi è un sistema complesso scalfito nei secoli, noto per essere tra i più straordinari e belli d’Italia. Sarà Stazio nelle Silvae che, andando al di là dei favori offerti dal clima, approda alla descrizione della sua bellezza riconoscendone la “divina e selvaggia natura”. Da qui in poi, l’epiteto “divina” non sarà più scindibile dall’immagine del paesaggio della Costiera, di cui fanno parte integrante le montagne, i boschi, i campi coltivati e il mare.

La grande evidenza di questo paesaggio è rappresentata dal sistema terrazzato, che permette l’utilizzo per gravità dell’acqua piovana o delle acque dei fiumi intercettate in altura, andando a instaurare un rapporto molto stretto con la morfologia del luogo.

Le prime terrazze sembrano essere state erette tra il X e il XII secolo, quando furono impiantati diversi limoneti sui modelli derivati con le sue terrazze e l’antico sistema d’irrigazione i giardini pensili del favoloso Oriente. Il suolo scosceso veniva livellato e per contenere la massa di terreno trasportata si innalzavano, a protezione, muri a secco detti “macerine”, tali da formare una grandiosa gradinata a picco sul mare, dando origine a quella trasformazione del paesaggio che ancora oggi la rende meta accattivante per chi vuole vivere emozioni preziose. I limoni (laymun in arabo) provennero probabilmente dalla Persia e ‘migrarono’, attraverso la Siria e l’Egitto, nel Maghreb, da dove raggiunsero con gli Arabi la Sicilia e, intorno al Mille, anche la Costiera.

Dal Medioevo in poi l’architettura del paesaggio agrario, fatto di pergole e terrazzi, farà da contrappunto al paesaggio selvatico dei molteplici anfratti, falesie, grotte, valloni, gole e speroni rocciosi e si fonderà ad esso costruendo un fondamento identitario dell’immagine della Costiera.

Sì creò così un “paesaggio culturale” che, grazie all’ardita ed eroica volontà di generazioni di contadini locali, è uno dei 55 siti italiani inseriti già nel 1997 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO e dal 2018 nel Registro nazionale dei Paesaggi Rurali Storici.

Un ambiente unico, tutelato in quanto perfetto esempio di paesaggio mediterraneo con uno scenario di grandissimo valore culturale e naturale dovuto alle sue caratteristiche topografiche e alla sua evoluzione storica.

 

Fonte: “Limoneti, vigneti e boschi nel territorio del Comune di Amalfi”
Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici – Dossier di candidature
e
Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali – Villa Rufolo